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Al suo fianco
Рожа
tritankista wrote in lj_live
Titolo: Al suo fianco
Fandom: Sherlock Holmes
Pairing: Holmes/Watson
Raiting: PG13
Warning: OOC, romanticismo, crossdressing, visioni, ladri.
Note: Ho scritto questa fic per un contest (The Tournament Contest). Una fic molto scialba, molto OOC e molto boh.
Wordcount: ?

Al suo fianco

 

Quando specchiandomi mi resi conto di non riconoscere il mio riflesso, Holmes toccandomi una spalla mi sussurrò che, visti i risultati ottenuti, tutto si sarebbe svolto per il meglio. Ero positivamente impressionato dal lavoro che aveva svolto su di me: l'uomo nello specchio era molto più simile a ciò che nella sua immaginazione doveva essere Mr. Grant di quanto non lo fosse a me stesso. Eppure, sotto tutto quel trucco e quei baffi ero certo ci fosse ancora il mio volto.

«Impressionante-» dissi socchiudendo le labbra e accarezzandomi una guancia «ma come ha fatto?» mi passai le mani trai capelli corvini, così setosi e lucidi da sembrare veri. Se non avessi visto Holmes mettermi una parrucca non avrei creduto non fossero i miei naturali.

«Nell'investigazione l'arte del travestimento - se si vogliono avere risultati eccellenti – va migliorata e resa perfetta fino a farla divenire una vera
trasformazione. Caro Watson, non si stupisca se le confesso di aver affinato la mia tecnica molte volte su di lei. Molte delle persone che ha conosciuto, all'anagrafe portavano il nome di Sherlock Holmes.»

«Fingerò non mi abbia detto niente e rimanderò la mia arrabbiatura a dopo la risoluzione del caso, Holmes.» commentai a denti stretti, aggiustandomi la giacca «Ma solo perché ho particolarmente a cuore la questione. Sinceramente, mi domando come una coppia di ladri così poco furba possa farsi riconoscere palesemente scoprire senza però rischiare alcuna accusa. Tutti gli indizi... non esistono.»

«E' qui che si sbaglia, Watson. Il suo modo di analizzare è accademico, quindi non gliene faccio una colpa, ma deve sapere che a volte gli indizi sono presenti pur non essendo visibili. Il fatto che la signora Lauren sia così incredibilmente somigliante alla donna che tutti i derubati descrivono, è un indizio assolutamente fondamentale.»

«Ma anche possendo un ritratto della donna,» osai proferire «a cosa servirebbe se non ci sono prove effettive che la incastrino? È come se io ora la accusassi di avermi appena rubato il portafogli! Potrei descriverla perfettamente alla polizia, ma lei non avrebbe alcun motivo per cui essere incarcerato!»

«Resterebbe il fatto che il furto si sarebbe ugualmente commesso» disse Holmes. Dal suo sguardo capii che parlava quasi più con sé stesso che con me. Stavo stimolando la sua mente facendolo giungere ad una conclusione tramite un ragionamento logico e lineare.

«Sarebbe la sua parola contro la mia.» Dissi, fissandolo negli occhi attraverso lo specchio.

«Esatto, Watson. Esatto.»

«Holmes, non dovrebbe darsi una mossa con il suo travestimento? Il party del Lauren si terrà tra non meno di un paio d'ore.» Mi voltai e camminai lungo la stanza, avvicinandomi all'armadio. Aprii le grosse ante in legno e vi tirai fuori il mio bastone.

«Cosa fa, Watson? Non penserà mica di portarselo dietro, spero. Non conosco molto bene il signor Grant, ma qualcosa mi dice non sia un veterano della guerra afgana.» Holmes aveva ovviamente ragione. Nonostante ciò non potei fare a meno di guardare con un pizzico di nostalgia e rammarico il mio sostegno. Era raro io me ne separassi: non sono una di quelle persone fondamentali o particolarmente sopra le righe, non mi affeziono ne dialogo con alcun oggetto, diciamo che trovo il loro mutismo assoluto poco interessante e poco idoneo ad una conversazione, ma con quel bastone avevo una sorta di legame profondo e intrascendibile. Era l'unico gancio che permetteva al mio passato di non affondare nell'oblio della mia mente, l'ancora che mi permetteva di vivere il presente tenendo sempre a mente il passato.

«Immagino che no, il signor Grant non sia proprio un veterano. Me lo ricorderei se lo avessi visto sul campo di battaglia» asserii con un sorriso di circostanza. «Rinnovo il mio avviso di sbrigarsi, o tarderemo.»

«Non si preoccupi per me, Watson. Piuttosto, le dispiacerebbe scendere al piano di sotto? Ho bisogno di concentrazione per entrare nei panni di Mrs. Grant.
Letteralmente, temo.»

«Si vergogna di denudarsi davanti ai miei occhi? Solo Dio sa quante volte lo ha già fatto in passato! Il fatto che debba vestirsi da signora non cambia minimamente la questione!»

Holmes prese a iniziarsi la camicia, poi, lanciando un'occhiata nello specchio disse «Watson, ho davvero bisogno di concentrazione. Le chiedo solo una decina di minuti, poi sarò pronto. Quando scenderò giù sarò la sua amabile mogliettina, ornata di tutti i meravigliosi gioielli che la mia consorte mi ha tanto generosamente donato.»

«E che i signori Lauren non vedono l'ora di sottrarle, milady.» sorrisi. Dovevo ammetterlo, era un piano a dir poco perfetto. Non mi potevo assolutamente sorprendersi della fama del mio amico, era assolutamente meritata. Mi voltai e feci per uscire, quando la voce di Holmes mi fermò.

«Oh, Watson, quasi dimenticavo... Non è mia abitudine fare l'uccello del malaugurio, ma mi sentirei più tranquillo se lei portasse i suoi arnesi.»

Annuii «Avevo già pensato fosse il caso di portarmeli dietro. A quanto ne sappiamo, i Lauren sono ghiotti di tesori esattamente quanto sono violenti. Non mi sorprenderei fossero armati.»

«Forse lei no, Watson» affermò Holmes «Ma io me ne sorprenderei, soprattutto considerando il fatto che noi armati non lo siamo.»

«Pensa sia il caso di portarci dietro qualche arma?»

Holmes scosse la testa «Assolutamente no. Comprometterebbe la riuscita del piano. Non sappiamo se i Lauren hanno effettivamente l'idea di derubare qualcun altro al party di questa sera, nel caso avranno sicuramente messo qualcuno a controllare chi entra e chi esce dalla villa. Considerando il fatto che sono una coppia di ladri incredibilmente fortunati, sicuramente si aspettano che la loro scorta di buona sorte possa terminare in qualsiasi istante.»

«Pensa si aspettino la polizia?»

«Penso che una buona parte degli invitati sia composto dai colleghi di un nostro caro amico, Watson. Non penso qualcuno si farà scrupoli a controllarci le tasche. Se un uomo di buon nome come lei, Mr. Grant, venisse sorpreso con un'arma non registrata verrebbe sicuramente portato in questura. Il piano fallirebbe: mi serve libero e trionfante.»

«Trionfante, Holmes?» sorrisi. «Vado a prendere la borsa con tutto l'occorrente. Tra non molto mia moglie arriverà.» lanciai uno sguardo al sontuoso abito cremisi abbandonato sul letto.

«Non facciamo aspettare la signora, allora.»

+

 

Salimmo su una sontuosa carrozza nera e ci mettemmo in viaggio verso la residenza estiva dei Lauren. Non posso negare che in quell'istante fui attanagliato da un opprimente nervosismo che mi rese silenzioso per gran parte del viaggio. Fu quando mia moglie, o meglio, Holmes ruppe il silenzio che un po' d'ansia decise di abbandonarmi.

«La mia memoria mi sta giocando qualche scherzo» disse frugandosi in quello che doveva essere il suo
seno. La trovai una mossa disgustosamente ineducata, ma me la vidi bene dal dirglielo. Dopo tutto lui non era una vera signora. Tirò fuori un sacchettino in velluto, da cui fece scivolare sulla sua mano due anelli d'oro «Nessuno crederà al nostro matrimonio se non indosseremo le fedi.»

«Giusto.» annuii «Non ci avevo pensato, che stupido. Anche questi li ha presi in prestito come i gioielli che indossa?» indossai l'anello e lo fissai intensamente. Mia madre aveva sempre desiderato vedermene uno indosso ed io pensavo che prima o poi sarei riuscito ad onorare il suo desiderio. Ammetto però che non avevo mai immaginato sarebbe successo il questo modo.

«No, questi no. Li ho acquistati.» il suo sguardo era lontano, fuori dal finestrino scorreva velocemente tra le buie vie di Londra. L'espressione sul suo viso si era incupita, come se il discorso gli pesasse e come se avesse preferito che io non chiedessi nulla. Certo, non ero il grande Sherlock Holmes, il mago delle deduzioni più impossibile improbabili ma inesorabilmente corrette, ma certi piccoli dettagli ero in grado di intuirli anche io. «Ma che senso comprare delle fedi matrimoniali se non ha nessuno con cui condividerle? Avrà speso un sacco di denaro...»

«Si dia il caso, Watson, che io abbia qualcuno con cui condividerle.» Dal tono della sua voce fece trapelare un certo inasprimento, facendomi intendere di non aver alcuna intenzione di continuare quella conversazione.

Rimasi in silenzio per lunghi minuti, incapace di dire altro. Non sapevo se ad avermi turbato tanto fosse stato il tono di Holmes o il fatto che avesse qualcuno. In tutti quegli anni di –
coinvolgimento fisico avevo stupidamente pensato di avere l'esclusiva, ma a quanto pareva mi sbagliavo di grosso. Decisi di reprimere i miei sentimenti velocemente, in modo da non compromettere la riuscita dell'impresa. Il dolore e la rabbia che provavo non erano sentimenti che il signor Grant avrebbe avuto motivo di provare verso sua moglie.

+

 

La villa era del genere di sontuosità che mi ero aspettato. Arredata con incredibile gusto aveva portato la mia mente in dietro di almeno vent'anni, a quando da bambino avevo visitato una casa simile durante una gita scolastica. La meraviglia che mi creava quell'ambiente era tale da stordirmi. Presi per mano mia moglie ed trattenni un sospiro, prima di rivolgerle uno sguardo.

«Tesoro, guarda!» mi disse sorridendo. Mi accorsi per la prima volta che si era laccata le labbra con un leggero strato di rossetto rosso. Mi sentii divertito e affascinato al tempo stesso. Ero certo che Holmes nei panni di una donna sarebbe stato tutto fuorché affascinante, ma mi sbagliavo. Era davvero abile a travestirsi, a far ricadere attenzione su punti del viso ambigui: come gli occhi. Maschili quanto bastava quando si ritrovava ad essere semplicemente sé stesso, femminili e penetranti se truccati in maniera tanto curata. I colori che aveva scelto facevano risaltare i suoi occhi grigi in maniera portentosa. Mi sarei anche potuto innamorare di una donna del genere. Mi ricordai che lo ero già. «Ci sono i Lauren! Andiamo a salutarli!»

Sorrideva e parlava in modo assolutamente estraneo a quello di Sherlock Holmes. Improvvisamente mi chiesi se quello che tenessi per mano fosse davvero il mio amico, o fosse scappato via in un momento in cui ero distratto e avesse messo una donna vera al suo posto. Ci avvicinammo alla coppia di ladri e ci presentammo. La prima cosa che notai fu lo sguardo che lanciò la donna al marito non appena si accorse dei gioielli della mia consorte.

«Voi dovete essere i Lauren» disse mia moglie. «Mio marito mi ha parlato davvero un sacco di voi. Lui è un compositore di musica e spesso suona alle feste il violino – nulla a che vedere con i mendicanti, ovviamente. Ha sempre desiderato esibirsi in una casa tanto bella.»

«Spero avremo la fortuna di sentirlo suonare, allora.» disse con fare aggraziato il ladro, afferrando la mano di Holmes e baciandogli il dorso. Qualcosa scattò in me, ma lo bloccai prima di poter dire o fare qualsiasi cosa di insensato.

«Lo farei con immenso piacere, ma purtroppo non ho né i miei spartiti né il mio violino.» pregai perché non esordissero di possederli loro.

«Oh, che peccato.» disse la moglie «Sembrate una coppia simpatica. Avete voglia di bere qualcosa con noi?»

Il mio sguardo venne catturato da un quadro a me familiare. Ritraeva una donna e i suoi tre figli in un giardino maestoso. Non riuscii a ricordare immediatamente dove o quando l'avessi visto, i ricordi arrivarono successivamente. Era proprio in quella sala che avevo visto quel dipinto svariati anni prima. Tenevo per mano una bambina e il sole entrava luminoso dalle finestre. La maestra poco lontano richiamava l'attenzione.

«Amore?» mia moglie mi strinse un braccio e mi fissò con preoccupazione. Sorrisi «Scusate, mi ero distratto ad osservare questa meraviglia.» dissi alludendo al quadro che avevo appena constatato conoscere. Così, fingevano di abitare in una villa in cui organizzavano gite scolastiche? Probabilmente l'avevano solo affittata. «A chi è appartenuto?»

La donna fissò il marito con fare nervoso, prima di rispondere con un sorriso grazioso quanto falso «Cosa intende dire? È sempre appartenuto a noi.»

«Oh, scusatemi.» scossi piano la testa «ero proprio convinto di averlo già visto. Ci sediamo per un brindisi?»

I Lauren annuirono, tenendosi per mano. Per una questione di galanteria decisi di fare lo stesso con quella che doveva essere la mia dolce metà. La coppia ci condusse verso un angolo appartato della sfarzosa sala, dove ci sedemmo a un tavolino in un angolo coperto da un paravento. Probabilmente era solo per via della paranoia che lo pensai, ma la crescente paura ci stessimo mettendo in pericolo con le nostre stesse mani era sempre più vivida nella mia mente.

Tirai indietro la sedia dove avrebbe dovuto sedersi mia moglie, poi mi accomodai al tavolo. Non facevo altro che fissarmi intorno, sperai nessuno ci facesse troppo caso. Quell'angolo era perfetto per uccidere qualcuno: non c'erano vie di fuga, il paravento faceva sì che nessuno vedesse nulla, inoltre eravamo piuttosto vicini all'orchestra che si stava esibendo. Mi chiesi se si sarebbe sentito lo sparo sotto il suono del trombone.

Un cameriere ci raggiunse, sperai non si allontanasse mai.
«Volete qualcosa da bere?» chiese, tirando fuori un taccuino e preparandosi con una matita in mano. «Whisky?» chiese il signor Lauren, sorridendo. «Lo adoro» asserii, con la benedizione di mia moglie che annuiva.

«Vada per il whisky, allora.»

Non appena il cameriere si fu allontanato abbastanza da sparire dalla mia vista, sentii quello strano sentore di ansia invadermi nuovamente. Desiderai quel whisky arrivasse velocemente, magari mi avrebbe aiutato a tranquillizzarmi almeno un po'. Se i ricordi non mi giocano brutti scherzi, fu proprio mentre il mio autocontrollo mi stava mettendo alla prova che notai uno strano bagliore provenire dall'interno della giacca del signor Lauren, come se avesse uno specchio nascosto nel taschino interno e questo avesse riflesso la luce del candelabro appeso sopra le nostre teste. Guardando meglio mi accorsi che a riflettere la luce non era affatto una superficie specchiata, ma una lucidissima pistola. Trasalii, la saliva mi andò di traverso e iniziai a tossire copiosamente. Quando mia moglie mi misi una mano sulla spalla, io mi chinai velocemente fingendo una forte tosse. Si abbassò con me, quando fu abbastanza vicina dissi in un sussurro confuso «La pistola!» mia moglie si irrigidì per un breve istante.

«Tesoro- stai bene?!» mi chiese. Mi alzai, ancora arrossato e presi un respiro profondo. Il signor Lauren mi chiese se desiderassi un bicchiere d'acqua, avrebbe chiamato immediatamente il cameriere. «La ringrazio, ma ora sto meglio. Mi era andato qualcosa di traverso, nulla di grave.»

«Forse sarebbe meglio ritirarci un secondo in bagno, così ti sciacqui la faccia...» aveva detto mia moglie, stringendomi la mano e facendo per alzarsi. Il ladro, mettendosi la mano nella giacca disse «Non vedi che sta bene? Rimettiti seduta e sta' zitta.»

«Come osa, signor Lauren-» iniziò, ma l'uomo tirò fuori la pistola e gliela puntò addosso, iniziai a sudare freddo e a pregare che il cameriere si sbrigasse.


«Signori, calmiamoci per favore-» dissi «Non è successo niente, perché tirar fuori le armi?!» ridacchiai in maniera nervosa, alzandomi.

«Mettiti immediatamente seduto o le faccio saltare le cervella.» obbedii immediatamente. Mia moglie deglutendo a vuoto disse «a un modo di esprimersi da scaricatore di porto.»

«Sta' zitta- e tu» disse a me «toglile quella collana e posala sul tavolo, lentamente.»

La moglie era rimasta zitta, fissando la scena come se tutta la procedura la stesse annoiando. Probabilmente non vedeva l'ora di mettere mano sui gioielli e dileguarsi, come era solito durante i loro furti. Nessuno sapeva cosa stava avvenendo e nessuno avrebbe trovato alcuna prova del furto. Ci sarebbe stata – ancora una volta – una coppia confusa e spaventata privata di ogni avere.

Mi avvicinai alla signora Grant e feci per slacciarle la collana, quando lei con un gesto secco ribaltò il tavolo. Non so come, ma sbattei la testa contro di esso e finii a terra. Tutto mi sembrava incredibilmente confuso e sfuocato: sentii il rumore delle sedie cadere a terra, l'urlo della signora Lauren e uno sparo. Non seppi far altro che restare immobile a terra a tenermi la testa.

Non so quanto tempo dopo riaprii gli occhi. Forse solo dopo pochi istanti, forse invece passarono una decina di minuti. I ladri erano spariti senza prendere nulla, attorno a me c'erano un numero spropositato di persone che si comportavano con sicurezza, come se avessero aspettato quel momento per tutta la sera. I miei occhi scivolarono sulle pareti pallide, sul tavolo rovesciato, e infine sul corpo di Holmes a terra. Un uomo gli stava strappando i vestiti, cercando il foro da dove doveva essere entrato il proiettile. Mi alzai velocemente, sentii qualcuno che toccarmi una spalla e capii che mi stava parlando, ma io non riuscivo a sentire nemmeno una parola. C'era solo un rombo distante che mi percuoteva le orecchie con violenta. Mi avvicinai al mio amico e scansai l'uomo che si stava occupando di lui. Cercai di mantenere la calma e ci riuscii alla perfezione. Non ragionavo lucidamente, era come se fossi in un sogno. Agivo perché sapevo di doverlo fare e basta. Non riuscivo nemmeno a pensare. Aprii la borsa in pelle e cercai strumenti di primo soccorso. Una voce, lontanissima, mi chiese se fossi un dottore, quando annuii in maniera distratta questa disse che era una fortuna lo fossi.

Holmes tirò le labbra in un sorriso, prima di ansimare per il dolore al torace. Stava bene. La stanza iniziò a tremare violentemente, eppure sembrano l'unico ad essersene accorto. Alzavo lo sguardo e la gente spariva in una luce pallidissima, poi tornava esattamente dov'era. Il pavimento continuava a spostarsi ed io dovetti appoggiarmi ad un uomo per non cadere. Qualcuno mi strattonò a terra, o forse fui io ad attirarlo a me.

Non riuscivo a capire.

+

Tutto quello che avevo desiderato dal momento in cui avevo scoperto chi realmente fosse il mio coinquilino, era stato solo rendermi utile. In qualsiasi possibile modo, per quanto banale o scialbo potesse essere, avrei voluto dare una mano e rendere meno difficoltose le sue imprese. Che fosse sostegno morale, fisico o mentale non mi importava. Volevo solo rendermi utile.

Ed avevo fallito.

Ero nella mia camera da letto a Baker Street, disteso sul letto e privato di ogni mio ricordo più prossimo. Dalla finestra entrava la luce fioca del lampione che illuminava la strada nelle notti più buie, ma guardare mi risultava difficoltoso. La testa mi pulsava violentemente, come se fosse in procinto di esplodere.

Rimasi inerme a fissare il soffitto per un sacco di tempo. Non mi accorsi nemmeno di star riprendendo l'uso motorio del mio corpo, me ne accorsi solo quando voltandomi mi resi conto di poterlo fare. Ero illuminato e stupito da tutto quello che facevo e vedevo, come se per me fosse una terribile novità. Mi alzai dal letto e indossai la vestaglia, mi infilai le ciabatte e allungai la mano verso il comodino, dove doveva esserci ancora la mia lampada ad olio.

Quando l'accesi finì la magia. Mi erano state somministrati dei farmaci piuttosto pesanti che inducono confusioni, amnesie momentanee e stordimento. Improvvisamente realizzai che era stato quello il motivo per cui non ero riuscito a far nulla se non a restare a letto per così tanto tempo. La memoria poco a poco cominciava a tornare, come quando ci si sveglia e si realizza un sogno. Era tanto vivido a irreale che temetti che me lo sarei dimenticato di nuovo, ma il ricordo rimase.

Tutte le mie preoccupazioni corsero ad Holmes. Dov'era? Come stava? Cosa gli era successo? Non avevo risposte a queste domande e più realizzavo la mia totale inutilità più mi sentivo soffocare. Spalancai la porta della stanza e raggiunsi quella di Holmes. Non mi preoccupai né delle buona maniere né del suo possibile sonno, feci letteralmente irruzione nella sua camera.

Non dormiva, leggeva. Probabilmente era notte fonda, era stato trapassato da un proiettile ed al posto di riposarsi leggeva. Avrei voluto ucciderlo solo per aver inflitto al mio cuore – seppur non volontariamente – tanto incredibile dolore.

«Watson» sussurrò «pensavo fosse a letto a dormire.»


«Perché sono stato messo sotto sedativi?» chiesi, non preoccupandomi del tono della mia voce. Holmes si portò l'indice alle labbra, facendomi segno di tacere «Se parla a voce tanto alta, la signora-»

«Ho sentito lo sparo, la gente a terra e non riuscivo a fare nulla per dare un senso a quello che vedevo! Ho solo sbattuto la testa, non sono affatto grave, piuttosto tu-» presi un respiro «stai bene? Il proiettile le ha-»

«Di cosa sta parlando, Watson?» Holmes si tolse gli occhiali da lettura, posandoli sul comodino. «Non sono stato colpito da nessun proiettile, posso assicurarglielo.»

«Ma io l'ho- l'ho vista a terra e-» sbattei velocemente gli occhi «c'era del sangue... ne sono certo-»

«Watson, si sieda. Non so cos'ha visto, ma non è quello che ho visto io, posso assicurarglielo.» si tolse le coperte di dosso e mi si avvicinò. Era vero, non aveva nessuna fasciatura né nessuna ferita. «Si sieda, la prego.»

Camminai a passi lenti verso il letto e mi sedetti. Holmes imitò le mie gesta, affiancandomi. Rimanemmo in silenzio a fissarci, io confuso cercavo nei suoi occhi argentei risposte che non riuscivo a trovare. Le sue mani, calde e morbide, si posarono sul mio viso in una dolce carezza. Mi fissava preoccupato, come se temesse mi fosse successo qualcosa... Ma stavo bene, non lo vedeva? Avevo avuto solo una piccola amnesia. Mi si avvicinò piano, posando le labbra contro le mie. Socchiusi un po' gli occhi, rilassandomi. In fede mia ero convinto avrebbe approfondito il bacio, ma non lo fece. Si staccò quasi subito, spostando lo sguardo con imbarazzo.

«Ha sbattuto la testa, piuttosto forte. Watson, sono davvero preoccupato. Il medico mi ha detto che avrebbe potuto avvertire forti mal di testa per un paio di giorni, ma non ha mai menzionato amnesie. Davvero non ricorda nulla?» Holmes, inquieto, mise una mano sul mio ginocchio.

«Non saprei... Ero convinto di ricordare, ma lei mi ha detto che nulla di ciò che la mia mente ricorda è avvenuto. Non so più nemmeno se anche i ricordi precedenti al mio incidente siano reali o meno. Siamo andati a smascherare quella coppia di viscidi ladri, non è vero?»

Holmes fece un sorriso ampio. «Qualcosa lo ricorda allora.» Ricambia il sorriso e continuai «E lei era vestito da donna, giusto?» Il sorriso di Holmes si increspò «Anche troppo.» Risi leggermente «E hanno tentato di spararci?»


«Senza risultati.»

 

«Grande fortuna.» risposi. «Meno male. Sono contento non l'abbiano sparata. Non mi piace medicarla, è incredibilmente lagnoso talvolta.»

Holmes scosse la testa e affondò il volto nell'incavo del mio collo. «Ho avuto paura, stupido di un dottore. Non mi spiego ancora come lei non possa ricordare ciò che è successo dopo... Magari non si ricorderà nemmeno di questa discussione domani.» Le sue mani si fermarono sui miei fianchi, stringendoli piano. Le sue labbra sfregarono contro un lembo della mia pelle gentilmente, prima di dischiudersi. La sensazione della lingua di Holmes – estremamente calda – sul mio collo mi mandò il sangue alla testa. Probabilmente emisi un gemito, ma non lo sentii davvero.

«Ha intenzione di approfittare...» ansimai «della possibilità che io domani possa non ricordare niente di ciò che sta avvenendo per molestarmi?» Holmes ridacchiò leggermente, prima di mordermi. «Mmh. Sì, forse. Ma non sono vere molestie, non mi sta respingendo.»

«Ho sbattuto la testa, non sono consapevole delle mie azioni.» in verità ne ero perfettamente conscio. La verità era che la cosa non mi dispiaceva affatto. Non era una novità per noi, ma era comunque eccitante fare i pudici o comportarsi da vittima. Dava l'idea di qualcosa di proibito, ma effettivamente per lo stato la nostra assurda relazione proibita lo era già. Un'esagerazione piacevole dei preliminari, chiamiamola così. Quando il sesso e la recitazione si mischiano si ha sempre qualcosa di inaspettato e divertente. Bizzarre queste parole se dette da me, un uomo con un senso del pudore più sviluppato di quello del pericolo, ma vere come poche.

 

«Non ne sarà contenta la sua persona, però.» le parole scapparono fuori dalle mie labbra con una velocità disarmante. Non avrei voluto parlarne, non in quel momento, non quando il mio cuore e il mio corpo erano coccolati dalle minuziosi ed imbarazzanti attenzioni di Holmes, eppure avevo parlato lo stesso. Tagliarmi la lingua era al primo posto nella lista di cose da fare prima di morire.

 

«La mia persona? Di che parla, Watson?» Holmes sembrava realmente stupito da quella domanda. Un genio delle deduzioni come lui non ci arrivava? Alzai la mano che indossava la piccola fedina d'oro, mostrandogliela «Ha detto di avere una persona con cui condividere questo anello. Immagino sia alla sua mano che vorrebbe vederlo. Dovrei toglierlo e restituirglielo, Holmes.»

La reazione che ne conseguì fu inaspettata. Il mio amico scoppiò a ridere e la sua presa attorno ai miei fianchi si fece più salda «Watson, la smetta di preoccuparsi. Le posso assicurare che quell'anello è esattamente indosso alla persona con cui desidererei condividerlo. Mi rendo conto di quanto questo gesto sia da romanzo rosa, ma talvolta...» si interruppe, pensando a come continuare la frase «talvolta è necessario dimostrare i nostri sentimenti a chi teniamo. Sbaglio?»

La mia risposta fu un bacio. Avrei voluto dire mille cose ma non me ne sovvenne nessuna. Il cuore era così leggero nel mio petto che mi sembrava quasi di non averlo. Non era una situazione reale, era così estranea a tutto ciò che avrebbe potuto esserci tra di noi da spaventarmi. Eppure ero immensamente felice. Come un cretino. Felice come un cretino.

Non c'era posto al mondo in cui desiderassi stare che non fosse al suo fianco.




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